Tante se ne sono dette su questo tipo di contesa: alcuni hanno parlato di gioco, altri di scienza, altri ancora di arte, ma, alla fine, pare che tutti si siano trovati d’accordo nel dire che gli scacchi, in fondo, sono “soltanto” uno sport. Perché? E' presto detto: del gioco, gli scacchi non hanno di certo la spensieratezza né tantomeno l’alea; della scienza, poi, essi non hanno un campo inesplorato di fronte e certezze alle spalle; infine, dell’arte, gli scacchi non hanno affatto la predilezione per la forma poiché mirano soltanto alla sostanza delle cose, cioè alla vittoria nella lotta di cui sono oggetto. Non resta, quindi, che definirli uno sport cerebrale, cioè qualcosa che impegna la mente in continui ed esasperati sforzi profusi per realizzare un’impeccabile analisi logica di svariati assetti di partita al fine di raggiungere la matematica certezza di agire in modo tale da evitare la sconfitta.
E’ vero, la cosa è incredibilmente buffa: a scacchi si gioca per vincere tuttavia, se la partita fosse condotta in modo impeccabilmente logico da ambo le parti, si giungerebbe soltanto a parità poiché tutto, in essi, è palese. Quindi la verità è che negli scacchi si paga ogni sbadataggine, anche la più lieve; per questo motivo le sconfitte possono facilmente stimolare il desiderio di perfezionarsi.
Di libri interessanti che insegnano a pensare scacchisticamente in modo logico, ne ho visti moltissimi, ma quello che tuttora mi risulta più utile e confortante è “Strategia e Tattica nel gioco degli Scacchi”, di Enrico Paoli: questo testo è di una chiarezza e di una sistematicità, per me, quasi assolute. Comunque, se voleste saperne di più, chiedete pure e, se desideraste provare subito a giocare con qualcuno, penso che http://www.scacchisti.it/ possa essere, per chiunque, un buon inizio.
Nota: nella foto… il tempo (: orologio di partita), lo spazio (: la scacchiera), il materiale (: pedoni e pezzi) … immortalati nella posizione della variante Nimzowitsch della difesa francese, dopo 6. bc.
E’ vero, la cosa è incredibilmente buffa: a scacchi si gioca per vincere tuttavia, se la partita fosse condotta in modo impeccabilmente logico da ambo le parti, si giungerebbe soltanto a parità poiché tutto, in essi, è palese. Quindi la verità è che negli scacchi si paga ogni sbadataggine, anche la più lieve; per questo motivo le sconfitte possono facilmente stimolare il desiderio di perfezionarsi.
Di libri interessanti che insegnano a pensare scacchisticamente in modo logico, ne ho visti moltissimi, ma quello che tuttora mi risulta più utile e confortante è “Strategia e Tattica nel gioco degli Scacchi”, di Enrico Paoli: questo testo è di una chiarezza e di una sistematicità, per me, quasi assolute. Comunque, se voleste saperne di più, chiedete pure e, se desideraste provare subito a giocare con qualcuno, penso che http://www.scacchisti.it/ possa essere, per chiunque, un buon inizio.
Nota: nella foto… il tempo (: orologio di partita), lo spazio (: la scacchiera), il materiale (: pedoni e pezzi) … immortalati nella posizione della variante Nimzowitsch della difesa francese, dopo 6. bc.